TAV: DANNI MUGELLO, 27 CONDANNE E 150 MLN RISARCIMENTO

FIRENZE, - Ventisette condanne da tre mesi d'arresto a 5 anni di reclusione e provvisionali per il risarcimento danni di oltre 150 milioni di euro. E' la sentenza del processo di primo grado, aperto nel novembre 2004, che si è chiuso oggi a Firenze per i danni ambientali causati nel Mugello dai lavori per l' Alta velocità tra Firenze e Bologna. Le pene più alte sono state inflitte ai vertici del Cavet, il Consorzio di imprese che ha avuto in appalto i lavori: 5 anni, di cui tre condonati con l'indulto, per Alberto Rubegni, presidente Cavet e anche ad di Impregilo (che ha il 75% di Cavet), per Carlo Silva e Giovanni Guagnozzi, rispettivamente consigliere delegato e direttore generale del Consorzio. Gli imputati, in tutto una cinquantina, erano responsabili e dipendenti Cavet, di ditte in subappalto, gestori di cave e di discariche, intermediatori per i rifiuti. Le pene inflitte dal giudice, Alessandro Nencini, riguardano solo l'illecito smaltimento dei rifiuti. Assoluzioni, invece, per le accuse legate ai danni alle falde acquifere e ai torrenti: le condotte sono state ritenute colpose e quindi non sanzionabili penalmente. Mentre per il furto d'acqua, altra imputazione, il giudice ha sollevato la questione di incostituzionalità. I risarcimenti sono stati riconosciuti per 50 milioni rispettivamente a ministero dell'Ambiente, Regione Toscana e Provincia di Firenze. Cifre più basse, da 5 a 25 mila euro, ad altri enti locali interessati ai lavori e ad associazioni ambientaliste. "E' una sentenza che non dispiace alla difesa. Il reato rimasto è quello di smaltimento illecito di rifiuti, ma penso che nei prossimi gradi di giudizio non reggerà", ha commentato l'avvocato Tullio Padovani, tra i legali Cavet. Mentre i risarcimenti, per la difesa "non hanno senso anche alla luce del fatto che l'accusa aveva disegnato le pubbliche amministrazioni anch'esse come inadempienti riguardo i controlli". Per uno dei magistrati che ha coordinato le indagini, Giulio Monferini, "l'impianto accusatorio è stato sostanzialmente confermato". Secondo Legambiente e Wwf la sentenza "riconosce la gravità del disastro ambientale", ma le associazioni ambientaliste sottolineano come non siano previsti risarcimenti per i cittadini del Mugello che si sono costituiti parti civili e come non siano state 'punite' le responsabilità per per il prosciugamento di torrenti e falde acquifere. La procura aveva chiesto condanne per oltre 180 anni di reclusione: le pene più alte, 10 anni, per i dirigenti Cavet. I danni ambientali erano stati stimati attorno ai 750 milioni di euro, per il disseccamento o l'impoverimento di 81 corsi d'acqua, 37 sorgenti, una trentina di pozzi e cinque acquedotti, l'inquinamento del territorio per i depositi di terre di scavo contaminate da idrocarburi. I lavori per la costruzione di 79 km di ferrovia, di cui 73 in galleria sono iniziati nel 1996 e sono ancora in corso: "sarebbero dovuti finire nel 2003", hanno ricordato i pm. Riguardo i costi, "dai 5.810 miliardi di lire iniziali - hanno aggiunto - si è arrivati a 4,8 miliardi di euro". "E' una sentenza severa - ha commentato il presidente della Regione Toscana, Claudio Martini - di cui occorre prendere atto. In sede civile dovrà essere quantificata l'entità complessiva del danno. Ma il danno ambientale c'é stato". (ANSA).

 

Tav causa danni ambientali nel Mugello: 26 condanne


Proteste contro il cantiere Tav (archivio)
Proteste contro il cantiere Tav (archivio)

 26 condanne da tre mesi d'arresto a 5 anni di reclusione e un risarcimento danni di oltre 150 milioni di euro. E' la sentenza del processo che si e' chiuso a Firenze per i danni ambientali causati dai lavori per l'Alta velocita' tra Firenze e Bologna. Fra le persone condannate a 5 anni, figurano i vertici del Consorzio Cavet, che ha avuto in appalto i lavori Tav: Alberto Rubegni, Carlo Silva e Giovanni Guagnozzi, presidente, consigliere delegato e direttore generale di Cavet.

Il processo si era aperto nel novembre 2004 a Firenze, per i danni ambientali causati dai cantieri dell'Alta velocita' tra i due capoluoghi. Una cinquantina gli imputati, fra i quali vertici e dipendenti del consorzio di imprese Cavet, che ha avuto in appalto i lavori Tav, ditte in subappalto, gestori di cave e di discariche. Fra le accuse, a vario titolo, i danni alle falde acquifere e ai torrenti, il furto d'acqua e la cessione illecita di rifiuti prodotti dall'opera.

I magistrati che hanno coordinato le indagini, Gianni Tei e Giulio Monferini, avevano chiesto complessivamente condanne per oltre 180 anni di reclusione: le piu' alte, a 10 anni, per per Alberto Rubegni, Carlo Silva e Giovanni Guagnozzi, presidente, consigliere delegato e direttore generale di Cavet.

Per l' accusa, i lavori della Tav, tra prosciugamento di torrenti e falde acquifere e la contaminazione provocata dallo smaltimento dei residui di escavazione, hanno provocato danni per 751 milioni di euro. L'inchiesta, raccontata in oltre 100 faldoni e 3 dvd, porto' nell'estate 2001, anche al sequestro temporaneo dei cantieri. Inserire corpo

 

Alta velocità, danni ambientali al Mugello: 150 milioni di risarcimento e 27 condanne

Le condanne vanno da tre mesi a 5 anni di reclusione e il risarcimento supera i 150 milioni di euro. Tra i condannati ci sono i vertici di Cavet, consorzio che ha avuto in appalto i lavori. Tra i risarciti il ministero dell'Ambiente, la Regione e la Proncia toscane. I ventisette condannati sono colpevoli di illecito smaltimento dei rifiuti. Il reato di furto aggravato di acque pubbliche stralciato alla Corte Costituzionale
di Franca Selvatici
Sit-in dei No Tav alla stazione di Campo di Marte Sit-in dei No Tav alla stazione di Campo di Marte

Ventisette persone condannate per reati ambientali e l’obbligo, per il Cavet, di risarcire le parti civili, versando 50 milioni di euro al ministero dell’Ambiente, 50 alla Regione e 50 alla Provincia. Si è concluso così il processo sulla costruzione della Tav fra Emilia Romagna e Toscana. Il territorio del Mugello è stato duramente sacrificato a una grande opera di ingegneria realizzata con scarsissima attenzione per l’ambiente. E’ la conclusione del processo sulla costruzione della linea ferroviaria ad alta velocità (Tav) fra Emilia Romagna e Toscana: 79 chilometri di cui 73 in galleria. Cominciato oltre quattro anni fa, il 26 novembre 2004, il processo si è chiuso ieri, dopo 100 udienze, con la condanna di 27 persone per reati ambientali, a pene comprese fra 5 anni di reclusione e 3 mesi di arresto.

Tredici dei 27 condannati sono dirigenti, ingegneri e tecnici del Consorzio Cavet, il general contractor dell’opera, il cui capofila è Impregilo. Il giudice Alessandro Nencini ha condannato a 5 anni l’� amministratore delegato di Cavet Alberto Rubegni, gli ex direttori generali Carlo Silva e Giovanni Guagnozzi, i direttori di tronco Franco Zambon e Franco Castellani, accusati di aver disseminato il territorio del Mugello, e non solo, di discariche di materiali di scavo delle gallerie e di fanghi contaminati da idrocarburi e da cemento, e di aver organizzato un traffico illecito di rifiuti. Il Cavet, responsabile civile, dovrà risarcire, insieme con tutti i condannati, le parti civili. A titolo di anticipo dovrà versare 50 milioni di euro al Ministero dell’Ambiente, 50 milioni alla Regione Toscana, 50 alla Provincia di Firenze, più somme minori ad altri enti pubblici. Le accuse formulate dai pm Giulio Monferini e Gianni Tei, che hanno coordinato le indagini dei tecnici dell’Arpat, della polizia municipale e dei carabinieri, erano numerosissime e occupavano oltre 200 pagine. Molti dei reati, però, si sono prescritti durante il processo. L’Italia è, a quanto pare, l’unico paese nel quale i termini di prescrizione continuano a decorrere anche dopo l’avvio dei processi. Fra le accuse prescritte anche quella di truffa ai danni della Regione. Sul reato ritenuto più grave dalla procura, quello di furto aggravato di acque pubbliche, il giudice Nencini ha disposto uno stralcio dal procedimento principale e la trasmissione degli atti alla Corte Costituzionale.
Secondo le accuse, Cavet ha utilizzato senza autorizzazioni non meno di 5 milioni di acque pubbliche per gli impianti di betonaggio, il lavaggio di mezzi meccanici e altre attività di cantiere. La legge Galli del ’99 ha depenalizzato l’illecito impossessamento di acque pubbliche per usi industriali. Ne deriva che chi ruba una mela rischia una condanna penale, chi preleva illecitamente un bene prezioso come l’acqua per usarla in un cantiere rischia una sanzione amministrativa (così come, prima dell’� intervento della Corte Costituzionale, chi falsificava le firme sulle liste elettorali rischiava meno di chi apponeva una firma falsa su un documento privato). Secondo il giudice Nencini, la norma che depenalizza il furto di acque per usi industriali è viziata da irragionevolezza e grave contraddizione e confligge con il diritto fondamentale a mantenere integro il patrimonio ambientale. Di qui la decisione di rimettere la questione alla Corte Costituzionale. L’inchiesta sui danni causati dai cantieri Tav era divisa in due filoni principali: quello della contaminazione dei terreni e delle acque per effetto dello smaltimento delle terre e dei fanghi delle lavorazioni in galleria, e quello del drammatico prosciugamento delle sorgenti e dei fiumi del Mugello, una delle regioni più ricche di acqua d’Italia.

Secondo le accuse, a causa dei lavori in galleria e della intercettazione «selvaggia » delle acque di falda, si sono seccati 57 km di fiumi, la portata di altri 24 km di corsi d’acqua si è drasticamente ridotta, sono state prosciugate 37 sorgenti e 5 acquedotti. Un disastro ambientale per il quale la procura contestava il danneggiamento aggravato, un reato volontario. Il giudice ha ritenuto invece che questi gravissimi danni siano stati causati da negligenza o imperizia, cioè siano colposi, e il codice penale non prevede il reato di danneggiamento colposo. Da questa accusa, perciò, tutti gli imputati sono stati assolti. Tuttavia le famiglie e le aziende danneggiate potranno chiedere i danni in sede civile.

(04 marzo 2009)